Il moderno Edipo

     

                       Il moderno Edipo

 

 

     La tragicità consuma il suo atto attraverso la  bivalenza di necessità e libertà del vivere. D’un canto si vuole la libertà arbitraria del soggetto all’interno del proprio tempo storico; d’altro verso, il necessario, nell’affrontare il vivere soggettivo, all’interno di quell’arbitrio, lascia l’impronta inconfondibile della biunivocità tra bene e male nell’immutabile alternanza mai risolvibile. Quella che fu la saga dei “Labdacidi”, oggi è sempre di moda, e di questo, Eschilo, Sofocle, Euripide furono lapidari. Ma ecco cosa ancora oggi resta.           

     Quando Gigino  si svegliò chiese subito se era morto. Era la conquista di un dolore al corpo insopportabile: si vide in un letto d’ospedale, tutto fasciato, attaccato con corde, cordicelle, fasce, bende; tubi alle braccia, fili attaccati al torace, alle gambe. Eppure, sapeva che da morti non si sente più  dolore. Gigino non era morto, gli rammentò il vicino di letto, anch’egli nelle medesime condizioni, mandandolo al diavolo, accompagnato da ingiurie e maledizioni a non finire.

     Quando si buttò dal ponte sul fiume Adda, passava il malcapitato con la barca di umile pescatore; e Gigino sfasciò tutto: barca,  pescatore e se stesso. Ma questo, non fu l’inizio di una storia che ancor oggi nel dolore si ripete; fu solo l’epilogo di una vita travagliata che decise di raccontare.

     Egli fu il frutto di un amore fugace, di una mela raccolta e rubata, in cui Angelina non volle mai porre il proprio rifiuto. E questo, rifiuto

 

mancato, fu il cenno di una vita dolorosa in cui gli affetti la isolarono.        Un giorno Angelina morì, si buttò dal balcone cercando di abbracciare quell’amore di una vita, che fu solo un istante.

     Molti anni dopo Gigino conobbe quel padre fatale che lo portò a questo mondo. Entrò nella sua vita, gli rubò gli amori, nella vendetta di quell’amaro ricordo di un dolore chiamato Angelina. Così, divenne l’amante di sua sorella e della donna di suo padre, andando a rinverdire quel fugace amore nel più doloroso dei casi: la vendetta.

     Compreso l’errore, nell’aver perso un padre mai trovato, si buttò  dal ponte sull’Adda. Oggi Gigino continua a vivere nel più profondo dei mali: Angelina, e il padre mai trovato. Ma quale fato sarebbe corso se la sorella e la donna del padre avessero partorito?

     Gigino sarebbe oggi padre e fratello dei suoi figli fratelli; ed in questa l’espiazione che diede a se stesso, nel voler ricordare il volto di una madre mai compresa. Oggi, i fatti vengono raccontati, segno proprio di chi si appropria dei propri mali: e chi lo sa, se quel furtivo padre, è nella coscienza di una mela rubata, di un amore mai nato e mai vissuto.

    Sta di fatto che Gigino oggi c’è, e dal ponte sull’Adda si è già buttato.

    Egli ribadì la propria libertà d’atto in un momento della sua vita, senza sapere quale caso la sua necessità potesse procurare.

     Ma è tutto bene ciò che finisce bene.

  

  Francesco Taormina

              

Francesco Taormina

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