“SEMPER” Salvatore Sottile

Semper

   Nota dell’editore

“Semper” è un maturo romanzo scritto su più livelli narrativi. Ne è protagonista un uomo che, dopo anni, ritorna nella sua  terra d’origine in occasione della morte del padre. Con questi, durante il viaggio, instaura un dialogo interiore fatto di frasi, a volte secche, sul presente e sulla narrazione, sull’onda dei ricordi, di un racconto che il padre gli faceva un tempo. Racconto passato e dialogo presente si intrecciano e consentono al figlio di sciogliere alcuni nodi che si portava dentro da tempo e di elaborare il lutto. Il dialogo e il ricordo del racconto permettono al figlio di superare i contrasti e arrivare alla pacificazione col padre.

 

Cosa troverete in SEMPER?

Tante cose e, magari, diverse gli uni dagli altri. Pure, di almeno tre linee bisogna parlare.

La prima, è la strada più in superficie, non superficiale ma proprio in superficie, quella sulla quale ogni lettore dovrà necessariamente mettere il piede. Si tratta del racconto di un padre e di un figlio. Più esattamente, di un padre appena morto e di un figlio che è su un aereo per portargli l’ultimo saluto. Questa è, sicuramente, la corda più grossa che tiene legato il romanzo, corda che, come si conviene a ogni corda, ha dei nodi.

Il primo nodo, e così siamo alla seconda linea, tanto che cominciamo a scavare sul viottolo dove camminavate, riguarda la vita di questo figlio. Figlio, scrittore, che ha qualche problema con le donne, meglio, ha più di un problema con gli affetti. Pare che non sappia amare; pare, anche, che questa sua incapacità sia in qualche modo legata con la relazione avuta con il padre. Si apre, perciò, qui, una sorta di romanzo di formazione, dal momento che, a più riprese, il padre dovrà spiegare al figlio la differenza di timbro che deve esserci tra l’amore di un padre e quello di una madre (pag. 52). Romanzo di formazione doppiato dalla vicenda che fa da contraltare alla relazione fra i due, la storia fantastica di Corvo e Gryllos. Dove è in gioco, anche qui, la scoperta di sé (pag. 88); ma con gli stilemi del racconto per adolescenti.

Ora, e siamo al secondo nodo e perciò alla terza linea, non dobbiamo dimenticare che il figlio è uno scrittore. Dimodoché, sulla strada sulla quale camminavate, si è appena aerta una voragine. Attenti! Abbiamo il protagonista di un romanzo che si mette a scrivere di suo, giungendo fino al punto di scodellare una cellula creatica (pag. 43) che permetterebbe di leggere SEMPER come una sorta di metatesto, all’interno del quale sta la storia che lo riguarda, quella del padre, nonché, la stessa storia che, nella fiction, è narrata dal padre stesso (pag. 86). Una vertigine! Capitombolo tipico di quella letteratura che, nell’inventare il mondo, inventa continuamente se stessa.

Nucleo germinativo del testo è l’idea che il mondo che tratteggia la letteratura è sempre un mondo nuovo, che prima non c’era. Per questo è necessario che essa parli con i morti, con le pietre, con i cani, cogli déi, con chi non c’è, con l’Altro, rendendo evidente, alla fine, che noi siamo altro, oltre che noi stessi.

 

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Salvatore Sottile

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