Sulle tracce dei sicani

SULLE TRACCE DEI SICANI ?

“Tempora sic fugiunt parinter parinterque et nova secuntur sum semper”, “In modo eguale fuggono i tempi ed in ugual modo ne seguono altri risultando sempre nuovi”. Questa frase del poeta latino Orazio mi sembra appropriata quale preludio ad una vicenda che ci parla di uomini vissuti molto tempo prima di noi.

Dalla mia infanzia ad oggi ho sempre sentito raccontare da vecchi contadini storie e leggende di un popolo vissuto in un tempo lontanissimo, il cui operato ha lasciato tracce ancora oggi visibili nella terra e sulle rocce. Finalmente, nell’agosto dello scorso anno, uno di questi “narratori” mi ha condotto in un luogo straordinario. All’alba ci trovammo davanti alla sua abitazione e immediatamente partimmo alla volta di un irto promontorio situato tra le provincie di Palermo ed Agrigento, nel territorio di Caccamo. Dopo una trentina di minuti, lasciammo l’automobile presso una radura che si apriva in mezzo ad un bosco di querce. Da quel punto ci toccò camminare per circa un’ora sotto il sole già caldo.

 

Giunti sulla cima, il mio amico indicò un punto sul versante opposto e capii che eravamo quasi giunti alla meta. Un incendio di vaste proporzioni aveva praticamente cancellato le erbacce e, durante la discesa, erano visibili ampie aperture scavate nella roccia della montagna. I racconti, che tante volte avevo sentito, parlavano di luoghi di culto o di abitazioni e mai mi sarei aspettato che si aprisse alla mia vista una necropoli situata in un luogo dal quale si può osservare dall’alto una gran parte del territorio siciliano: dall’imponenza del monte Cammarata fin quasi alla costa tirrenica della Sicilia.

Procedendo tra le tombe, collegate tra di esse da una struttura di gradini ancora ben visibili scolpiti nelle rocce, notai che erano ampie e che le inumazioni erano doppie e, in alcuni casi, triple. Le tombe erano intervallate da piccole piazzole che presentavano delle conche poco profonde scavate nella roccia. La necropoli guarda verso la valle sottostante che, attraverso le anse naturali del sistema montuoso del luogo, giunge fino alla costa. Dove la valle entra a contato con il promontorio su cui è situata la necropoli, ancora oggi viene sfruttata una generosa sorgente d’acqua potabile.

Dopo la nostra rispettosa visita a questo luogo dal fascino singolare, tornammo indietro stanchi ma davvero molto soddisfatti. Da quel momento, nei ritagli di tempo che il lavoro e la cura della famiglia mi hanno lasciato, mi sono appassionato alle vicende della Sicilia antica ed ho studiato i contenuti di diversi testi. Alcune delle foto scattate in quella sorprendente giornata d’estate le metto ben volentieri a disposizione degli amici di Villachincana.

di Giuseppe La Rosa

Giuseppe La Rosa

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.