LA bedda matri – di Cianciana

 

LA CHIESA  MADRE ‘SS. Trinità’  GLORIA TIBI SANCTA TRINITAS 1640. 

Così leggesi nell’interno della chiesa in un medaglione di gesso, posto sulla porta della navata centrale. La chiesa fu completata nel 1646 per volontà della famiglia Joppolo Spadafora ed è stata dedicata alla Santissima Trinità[1]. In origine era costituita dall’odierna navata centrale, era a pianta rettangolare e terminava con l’attuale gradino della balaustra. La copertura era realizzata con travi e canne.
La chiesa ospitava sei altari:
–      Altare majus
–      Altare Sancte Marie Conceptionis
–      Altare Sancte Marie Septem Dolorum
–      Altare Sancte Marie  Liberas a penis Inferni
–      Altare S. Philippi Neri
–      Altare SS. Rosarij
Quando la scoperta dello zolfo nel sottosuolo, portò a Cianciana masse di genti dai paesi vicini, attratte dalla possibilità di un lavoro sicuro, la chiesa risultò essere piccola per le nuove necessità demografiche e nel 1824 furono costruite due umili e semplici navate laterali, terminanti con due piccole absidi circolari.
Nel 1839 il signor Pietro Martorana Arcuri finanziò opportuni lavori architettonici:  la volta in gesso, decorata con elementi in stile jonico. Sul lato sinistro dell’altare di Sant’Antonio può leggersi una lapide con la quale il benefattore chiede la recita di un Pater. Tale richiesta fu esaudita e la preghiera é stata recitata fino al Concilio Vaticano Secondo.
La volta della chiesa fu affrescata dal pittore Carmelo De Simone. Il primo affesco, entrando in chiesa, mostra Cristo che consegna lo scettro al papa, il quale tiene nell’altra mano le chiavi, tutto intorno un volo di angeli. La scena è rappresentata con colori scuri, ravvivata dalla bianca luce che avvolge la colomba dello Spirito Santo. Il secondo affresco mostra su uno sfondo paesaggistico il trasporto dell’Arca Santa che compie il giro attorno alla città di Gerico. Il corteo è preceduto da suonatori di corno. In primo piano dei soldati, che dall’armatura sembrano romani, che escono da una tenda di accampamento e incuriositi assistono silenziosi al passaggio del corteo. Il terzo affresco, vicino all’abside, rappresenta la Madonna Assunta in Cielo. I colori sono scuri nelle zone più esterne del pannello, mentre nella parte centrale, una luce abbagliante avvolge la Madonna e la corona di fiori[2]. L’abside della navata sinistra[3] è dedicata al Santissimo mentre quella destra è occupata da una vara in legno, costruita dall’artista Giuseppe Di Lorenzo, che ospita la Madonna. Una scritta sulla vara[4] recita: A Maria per devozione di Francesco Paolo Vasile 1873.
 
 
 
 
 
LA STATUA
 
La Madonna, libera Inferni, che tiene sul braccio sinistro il Bambino, è una bellissima statua marmorea di fattura delicata del tardo rinascimento, opera della scuola del Gagini. La Vergine mostra serenità e dolcezza  nel viso ed è avvolta in un manto ed in una tunica dal panneggio morbido e scorrevole, riccamente decorato con motivi floreali.
Le fattezze sono assai pregevoli principalmente nel volto della Madonna e nella resa dei capelli. Ben proporzionata  la figura del Bambino in gentile ed affettosa posizione, rispetto alla Madre. L’insieme trasmette forti emozioni visive che coinvolgono intimi momenti introspettivi.
 
 
La leggenda
Intorno al 1700, partendo da Sciacca, un carro, tirato da buoi, trasportava una statua in marmo della Madonna, diretto verso un paese dell’interno della provincia di Girgenti. I buoi, giunti a San Rocco, quartiere a sud dell’abitato di Cianciana, si fermarono e non si trovò modo di far riprendere loro il cammino. Il popolo ciancianese, accorso numeroso, richiamato da un simile evento, comprese che la Madonna non voleva andare oltre e che desiderava essere venerata nel nostro comune. La chiesa non distava molto e là si portò la statua per essere venerata.
 
 
La storia
La statua, proveniente da Palermo, è un dono fatto dalla famiglia Joppolo Spadafora al paese che aveva fondato.
 
 
 
 
 
IL TITOLO
 
Titoli ecclesiastici
 
Maria, libera Inferni
Apud Terram Santi Antonino de Cianciana in discursu visitationis die 30 mensi Junij 1752.
Reverendissimus Dominus sacre Theologie et U. J. Doctor Don Antoninus Canonicus et Cantor Cavalerius Sante Catthedralis Ecclesie Agrigentine … Vivcarius Generalis Visitationis Vcomitatus a Reverendo Clero huius Terre accessit ad Venerabilem Ecclesiam titulo SS. me Trinitatis ….
Accedens ad Altare Sancte Marie Liberas a penis Inferni, et dixit che si ponghi il Crocifisso di rilievo alla Croce e che la tovaglia di sopra si facci lunga sino a terra, in reliquis omnia bene.
 
Come si rileva, il titolo originario della Madonna è Sancta Maria Liberas a penis Inferni, Santa Maria che libera dalle pene dell’Inferno, quindi, libera Inferni.
 
 
Maria Santissima Assunta in Cielo
Il titolo richiama la straordinaria ascesa in Cielo di Maria.
 
 
 
Titoli popolari
 
Madonna di mezz’agustu
Secondo la leggenda, i buoi che trainavano il carro con la statua della Madonna, si fermarono a Cianciana il 15 agosto, da ciò derivò a Maria, popolarmente, il titolo di Madonna di mezz’agustu, Madonna di mezz’agosto.
 
 
Maria, libera infermi
Nel 1848, il colera imperversò e colpì la Sicilia, anche Cianciana ne fu colpita severamente e numerosissimi ciancianesi perirono. Il popolo guardò speranzoso in Maria perché, per sua intercessione, l’epidemia cessasse. Maria esaudì le preghiere dei propri figli devoti. I ciancianesi tutti, alla presenza della statua e dell’arciprete Alfonso Cinquemani giurò solennemente nella piazza antistante la chiesa madre che ogni anno il 22 agosto, la Madonna sarebbe stata ringraziata con la celebrazione di un’ottava e con una processione n piduni[5]. Si stipulò un atto pubblico, redatto dal notaio Gaetano Martorana. In tale occasione la Madonna fu detta Libera infermi, dato che aveva sanato ogni infermità del colera. Quel solenne impegno popolare fu rigorosamente rispettato fino al 1929. Un pittore anonimo volle trasmettere ai posteri l’evento straordinario, realizzando una pala d’altare[6] dove sono raffigurarti l’arciprete Cinquemani, il clero, il notaio mentre redige l’atto, ed il popolo ciancianese osannante.
 
 
Beddra Matri
I Ciancianesi attribuiscono tradizionalmente, come tutta la sicilianità, alla Madonna il titolo di Beddra Matri, letteralmente Bella Madre ma che disegna il meraviglioso e misterioso universo della maternità. Maria, in quanto Madre di Cristo, accoglie e raccoglie nel proprio amore tutta l’umanità. Beddra Matri dice il popolo cristiano ed il Beddra indica come in Maria maternità e verginità straordinariamente convivono per volere divino.
La Beddra Matri rappresenta l’intimo rapporto tra Cianciana e l’arte sacra, che spazia dalla storia, intesa come presenza e memoria popolare, alla cultura, attraverso l’influenza nel linguaggio e nella comunicazione, ed al sacro, come momento di preghiera, di raccogliemento e di sublimazione.
 
LA FESTA
 
 
Popolo di contadini e di solfatai, i ciancianesi hanno da sempre festeggiato, pregando e cantando, la Madonna di mezz’agustu. Il canto è uno dei mezzi di cui essi si servono per esternare i propri sentimenti di filiale devozione a la Beddra Matri. Cantare con gli altri è sentirsi parte di una comunità viva che grida il proprio amore per la Madre. Testi popolari e colti di lode riescono ad esprimere ogni sentimento di speranza in Maria, ponte che collega la terra ed il Cielo. Presenti anche le orazioni, le preghiere del mattino e quelle della sera.
 
 
 
La quinnicina
1-15 agosto          Canti in onore della Beddra Matri[7]
Messa
 
 
Le processioni
15 agosto             Segue un tragitto, sempre identico, che tocca tutti i quartieri del paese.
 
22 agosto             Fino al 1929, a seguito della promessa pubblica fatta dal popolo ciancianese a la Beddra Matri, i fedeli partecipavano alla processione del 22 agosto n piduni.  La tradizione di una giornata penitenziale, di cui oggi resta solo il ricordo nei più anziani, sarà ripresa e ravvivata nel corrente anno con una processione n piduni e con i ceri accesi, che partendo dal Convento raggiungerà la chiesa madre.
 
L’ottava
16-22 agosto        Il prolungamento di una settimana delle
onoranze era pubblica manifestazione di ringraziamento del popolo per la grazia ricevuta in occasione della cessazione del colera per intercessione della Beddra Matri. Anche tale tradizione, da tempo cessata, sarà ripresa quest’anno per devoto impegno dell’arciprete don Salvatore Lucio Fiore e per entusiastica accettazione del popolo cristianiano di Cianciana.
 
 
Festa cristiana e familiare
 
La ricorrenza nel tempo ha assunto una valenza oltre che religiosa anche intima e sentimentale. Il 15 agosto è da sempre la data nella quale gli emigrati ritornano a casa, ad abbracciare i propri familiari e con essi onorare la Madonna di mezz’agustu.
 
 
I giochi popolari
Piazza Matrice nel pomeriggio del giorno 15, in attesa della processione, si trasformava in un campo di gioiose gare.
 
Lu stinnardu
Animosi giovani gareggiavano in abilità e forza nel sostenere lu stinnardu, una lunga pertica, generalmente una ferula, posizionandola ora sulla fronte ora sul mento. Vincitore era colui il quale riusciva a sostenerla più a lungo, senza più toccarla, dopo l’avvio della gara.
 
La ntinna
Anche la ntinna, l’albero della cuccagna, era mezzo per far festa e mostrare la propria valenza fisica e sociale, misurandosi nel conquistare la vetta ed i magri premi tra gli applausi degli spettatori.
La ntinna farà parte dei giochi popolari in occasione dei festeggiamenti del corrente anno.
 
LE PREGHIERE
 
CANTI
 
A li pedi di la Madonna
A li pedi di la Madonna,
oh chi bella rosa cci sta!
Era tutta piena d’amore
la Madonna di pietà.
 
Ritornello, bis ad ogni strofa
 
E nun mi nni vàiu di cca
si sta gràzzia a mia nun fa.
Facitimilla, Madonna mia,
facitimilla pi carità.
 
E a la cinta di la Madonna,
oh chi bella rosa cci sta!
Era tutta piena d’amore
la Madonna di pietà.
 
E a la testa di la Madonna,
oh chi bella cruna cci sta!
Era tutta piena d’amore
la Madonna di pietà.
Ai piedi della Madonna.
Ai piedi della Madonna, / oh che bella rosa c’è! / Era tutta piena d’amore / la Madonna di pietà.
Ritornello.       Non me ne andrò via da qui / se prima questa grazia non mi
                        fate. / Fatemela, Madonna mia, / fatemela per carità.
Al cinto della Madonna, / oh che bella rosa c’è! / Era tutta piena d’amore / la Madonna di pietà.
Sulla testa della Madonna/ oh che bella corona c’è! / Era tutta piena di amore / la Madonna di pietà.
 
GIACULATORIE
 
Binidica, Madonna
Binidica, Madonna,
Vossìa è la matri mia,
pi la vostra santità
dàtimi gràzzii nfinità.
Beneditemi, Madonna.
Benditemi, Madonna, / Voi siete la mia mamma, / per la vostra santità / concedetemi grazie infinite.
 
 
***
Binidica, Madonna mia
Binidica, Madonna mia,
Vossìa è la matri mia.
Pi la sò binidizzïoni
m’av’a dari gràzzii
e cunsulazzïoni.
 
Beneditemi, Madonna.
Benditemi, Madonna, / Voi siete la mia mamma. / Con la vostra benedizione / concedetemi grazie / e consolazione[8].

LODI
 
A la Madonna di mezz’agustu
Ch’è bellu ssu nomu chiamatu Maria
nni l’armunìa di l’àngili sta.
 
ritornello ad ogni strofa
 
Ebbiva Maria, purissima ebbiva,
ebbiva Marìa ca Diù la criò.
Senza Maria sarbari nun si pò,
ebbiva Maria Santissima.
 
Oh Dìu  l’eternu donu sia n glòria e anuri,
e d’ogni erruri Maria priserbò.
 
Ch’è bellu stu Bamminu chi tinisti n vrazza
e Iddru nn’amminazza, nni voli castigà.
 
Ch’è bella ssa Luna, Maria è la Patruna
Maria è la Patruna, cci à statu e cci sarà.
 
Maria adurnata di rosi e di hiùri
bei fiori virmigli, chi oduri chi fa.
Alla Madonna di mezz’agosto.
Com’è bello il nome di Maria, / Ella nell’armonia degli angeli sta.
Ritornello   Evviva Maria, purissima evviva, / evviva Maria che Iddio creò.    
                  / Senza Maria salvezza non c’è, / evviva Maria Santissima.
Oh Iddio, l’eterno dono sia in gloria ed onore a te, / Tu hai preservato Maria dal peccato originale.
Com’è bello questo Bambino che avete tenuto tra le braccia, / Egli (offeso)  minaccia castighi.
Com’è bella la Luna, Maria è la padrona, / Maria è la padrona e per sempre lo sarà.
Maria è adornata di rose e di fiori, / bei fiori vermigli che  profumano tanto.

 
ORAZIONI
 
A Maria Assunta
Avi, oh Maria, Madonna amurusa,
oh matri e fìglia di nostru Signuri,
di San Giseppi la vìrgini spusa.
Ascùita a cu ti prega cu firvuri.
Oh tu, ca fusti mamma dulurusa,
cunsìdira e cunzola lu duluri
di ogni matri mesta e lacrimusa
chi persi la so carni, lu so amuri.
Pruteggi e duna la tranquilla paci,
a l’emigranti rènnili filici
e lìbbrali di chiddru chi dispiàci
cu la to mani chi nun taci,
ad iddri, a li so figli ed a l’amici,
e nni li prìculi e stenti fallaci
aiùtali e succurri li nfilici.
A Maria Assunta.
Ave, oh Maria, Madonna amorosa, / oh madre e figlia di nostro Signore, / di San Giuseppe la vergine sposa. / Ascolta chi ti prega con fervore. / Tu, che fosti Madre Addolorata, / considera e consola il dolore / di ogni madre triste e lacrimosa / che ha perduto la propria carne, il proprio amore. / Proteggi e dai la tranquilla pace / agli emigranti, rendili felici / e liberali da quello che dispiace / con la tua mano che non tace, / loro, i loro figli e gli amici, / nei pericoli e negli stenti fallaci / aiutali e soccorri gli infelici
 
 
***
 
Oh Maria, fonti d’amuri
 
Oh Maria, fonti d’amuri,
accittati sta curuna
benchè nun è di rosi e hiùri.
Mia signura, mia patruna,
tra li vìzzii mpantanata
spini cògliu e spini dugnu,
piccaturi sugnu stata,
ma sugnu piccaturi
chi ditestu lu piccatu.
Di lu vostru gran duluri
matri mia, nni vògliu tantu
quantu chiànciu lu me erruri.
Vu mutati n giòia e cantu,
vu mutati n giòia e risu,
dàtimi glòria e Paradisu.
Oh Maria, fonte di amore.
Oh Maria, fonte di amore, / accettate questa corona / benchè non sia di rose e fiori. / Mia signora, mia padrona, /tra i vizi impantanata, / spine raccolgo e spine offro, / peccatrice sono stata / ma sono pecatrice / che detesta il peccato. / Del vostro gran dolore, / madre mia, ne voglio tanto / per piangere il mio errore. / Voi mutate in gioia e canto, / voi mutate in gioia e riso, / concedetemi la gloria del Paradiso.
 
 
***
 
 
Vivìssima Maria
Vivìssima Maria,
vera luci e vera pia,
si cc’è quarche piccaturi
chi pati lu nostru erruri
si cantassi a santu visu:
àpricci li porti di lu Paradisu.
Vivìssima Maria.
Vivissima Maria, / vera luce e tanto pia, / se c’è qualche peccatore / che commette il nostro errore, (che cade in peccato), / se canterà a te con voce santa: / aprigli le porte del Paradiso.
 
 
PREGHIERE DEL MATTINO
Bongiornu, Madonna mia
Bongiornu, Madonna mia,
tu sì la mamma mia.
Mmaculata Cuncezzïòni,
dùnami la santa binidizzïoni.
Buongiorno, Madonna mia.
Buongiorno, Madonna mia, / tu sei la mamma mia. / Immacolata Concezione, / dammi la santa benedizione.
 
 
***
 
Razziuneddra di la matina
 
Mi turnài a risbigliàri
e a Dìu vògliu ludari
e pi tutta la iurnata,
vògliu fari na pinzata:
lu me cori e l’arma mia
vi cunzignu a vui, Maria.
Tu sì matri e mâ guardari,
iu su fìgliu t’àiu amari.
Mâ scanzari di piccatu,
mâ purtari a bonu statu.
Li bisogni me li vidi,
tu cci penzi e mi pruvidi.
Orazione del mattino.
Son tornata a risvegliarmi / ed Iddio voglio ringraziare, /e per tutta la giornata / voglio avere un unico pensiero: / il mio cuore e l’anima mia, / consegno a voi, Maria. / Tu sei mamma mia e mi devi custodire, / io sono figlio tuo e ti voglio amare. / Libèrami dalla tentazione del peccato / e guidami verso la grazia. / Tu conosci i miei bisogni, / proteggimi e provvedimi.
PREGHIERE DELLA SERA
 
I mi curcu di bonura
I mi curcu di bonura,
mi guarda la Gran Signura,
mi cummòglia cu lu so mantu.
Lu Patri, lu Fìgliu e lu Spirdu Santu.
Io mi corico di buonora.
Io mi corico di buonora, / mi custodisce la Gran Signora, / mi copre con il suo manto. / Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
 
 
***
 
I mi curcu nti stu lettu
I mi curcu nti stu lettu,
a Marìa tegnu n pettu.
Ì dormu, Iddra vìglia,
si cc’è cosa m’addrivìglia.
Io mi corico in questo letto.
Io mi corico in questo letto, / Maria tengo nel petto. / Io dormo, Ella veglia, / nel pericolo mi protegge.
 
 
 
 
SALVE  REGINA
 
 
Alla Madonna Assunta
1       Dio vi salvi, Regina,
Madre Assunta in Cielo
e noi con santo zelo
Vi esaltiamo.
 
2       Le nostre voci alziamo
ch’esprimono il contento
del Vostro esaltamento
al ciel chiamata.
 
3       Dal Figlio incoronata
del ciel siete Regina,
quale Madre Divina
il ciel Vi onora.
 
4       Sorgeste in quell’aurora
coll’alma al corpo unita ,
il Figlio già v’invita
ai dolci amplessi.
 
5       Gli Angeli ancor sommessi ,
al vostro eccelso trono
ubbidienti sono
al vostro impero.
 
6       Il Cielo tutto intero
festeggia il Vostro arrivo
con canto assài giulivo
 
7       Godete Voi, Signora,
quel Dio che tanto amaste,
per cui Vi meritaste
eccelsi onori.
 
8       Tirate i nostri cuori
a Voi, Bella Maria,
il nostro viver sia
il Cielo con Voi.
 
9    Sia vostro il vanto
poichè in morte l’alma mia
in vostra compagnia
se ’n voli al Cielo.
 
10     Ed ivi senza velo
goderVi col mio Dio
lodarVi possa anch’io,
Vergin Maria.
 
11     Tutti cantiam d’accordo
con voce ardente e pia:
Viva, viva Maria
Assunta in Cielo[9].
 
 
***
Maria SS. lìbbira Infernu
 
I        Dìu ti salvi, Riggina,
Maria lìbbira Infernu,
ti loderò in eternu,
oh Matri pura.
II       Cianciana, oh gran Signura,
in tia fidi ha viva
e a lu to cori arriva
la so prighera.
III      L’afflittu chi n tia spera,
quantunchi sia tintatu,
sùbbitu e libbiratu
da lu nimicu.
IV      Tu, Dìu nni renni amicu
canciànnu in paci e amuri
lu so ghiustu fururi
pri li piccati.
V       Quant’armi libbirati
sù da lu focu eternu!
Pri tìa, pri tìa l’Infernu
quantu ha pirdutu!
Maria SS. libera Inferno.
I      Dio ti salvi, Regina, / Maria libera Inferno, / ti loderò in eterno / oh Madre pura.
II     Cianciana, oh Gran Signora, / in te ha fede viva, / al tuo cuore arriva / la sua preghiera.
III    L’afflitto che in te spera, / quantunque sia tentato, / subito è liberato / dal nemico.
IV    Tu, Dio ci rendi amico, / volgendo in pace ed amore /il suo giusto furore / per i peccati.
V     Quante anime liberate / sono dal fuoco eterno! / Per te, per te l’Inferno / quanto ha perduto!
VI      A cu dumanna aiùtu,
li gràzzii tu cuncedi,
cu veni a li to pedi,
torna cuntenti.
 
VII     Tu calmi li lamenti,
asciùchi tu lu chjantu
ca sutta lu to mantu
l’òrfani a misu.
VIII    Da nuddru mà s’à ntisu
câ tìa unu affidatu,
è statu abbannunatu
ntra la sbintura.
IX      Tu dunchi, o Matri pura,
di nu pìglia guvernu,
lìbbrani di lu Nfernu
cu lu to aiùtu.
X       Scàccia lu serpi astutu
chi voli a nu ngannari,
la hiàmma anchi astutari
chi nn’ardi n pettu.
XI      E nu pri so dispettu
inni cantammu a tia,
viva, viva Maria
  lìbbira Nfernu.
 
VI      A chi domanda aiuto, / grazie tu concedi, / chi viene ai tuoi piedi / torna contento.
VII     Tu calmi i lamenti, / asciughi tu il pianto / e sotto il tuo manto / gli orfani hai messo.
VIII    Nessuno mai ha detto / che, essendosi affidato a te, / sia stato abbandonato / nella sventura.
IX      Tu dunque, o Madre pura, / reggi i nostri destini, / liberaci dall’Inferno / con il tuo aiuto.
X       Scaccia il serpe astuto / che vuole ingannarci / e la fiamma anche spegnere / che ci arde nel petto.
XI      Noi per suo dispetto / inni cantiamo a te / viva, viva Maria /libera
         Inferno.
INDICE
 
 
 
LA CHIESA MADRE ‘SS. Trinità’ 2
LA STATUA  4
La leggenda  4
La storia  4
IL TITOLO   5
Titoli ecclesiastici 5
Maria, libera Inferni 5
Maria Santissima Assunta in Cielo  5
Titoli popolari 5
Madonna di mezz’agustu  5
Maria, libera infermi 6
Beddra Matri 6
LA FESTA  8
La quinnicina  8
Le processioni 8
L’ottava  9
Festa cristiana e familiare  9
I giochi popolari 9
Lu stinnardu  9
La ntinna  10
LE PREGHIERE  11
CANTI 11
A li pedi di la Madonna  11
GIACULATORIE  12
Binidica, Madonna  12
Binidica, Madonna mia  12
LODI 13
A la Madonna di mezz’agustu  13
ORAZIONI 14
A Maria Assunta  14
Oh Maria, fonti d’amuri 15
Vivìssima Maria  15
PREGHIERE DEL MATTINO   16
Bongiornu, Madonna mia  16
Razziuneddra di la matina  16
PREGHIERE DELLA SERA  17
I mi curcu di bonura  17
I mi curcu nti stu lettu  17
SALVE  REGINA  18
Alla Madonna Assunta  18
Maria SS. lìbbira Infernu  20

[1] Santo Antonino di Cianciana nella sua nascita fu affidato alla protezione della SS. Trinità, cui è dedicata la Chiesa Madre. A seguito di una miracolosa guarigione agli occhi, ottenuta per intercessione del santo di Padova, don Diego Joppolo nel 1663 proclamò sant’Antonio, patrono del novello comune. Malgrado l’esiguità di appena un ventennio, della SS. Trinità è rimasta traccia nella memoria popolare: Pi Pasqua di hiuri / si vèstinu li mègliu signuri. Per Pasqua di fiori (Ascensione) si vestono i nobili signori.
L’accenno è allo ncignari, indossare abiti nuovi, per vestirsi a festa nel giorno del santo patrono, usanza viva fino agli anni cinquanta del secolo scorso.
[2] M. R. Becchina, in Leggiamo il nostro patrimonio artistico, Distretto scolastico n.3, Bivona, 2000.
[3]  Per volontà dell’arciprete don Salvatore Lucio Fiore, la volta dell’abside è stata restaurata dal pittore Mario Amari che ha anche riportato alla luce i volti dei quattro evangelisti, raffigurati nei pennacchi, sottostanti la cupola che precede l’abside.
[4] L’attuale corona della vara è opera del maestro Michele Rametta.
[5] N piduni, con le sole calze. Piduna o pidunetti erano calze da uomo, fatte con cotone, lavorato artigianalmente ai ferri dalle donne.
[6] Tale opera pittorica, da tempo scomparsa, è stata ritrovata per interessamento dall’arciprete don Salvatore Lucio Fiore, e presto, terminata l’opera di restauro, sarà visibile tra gli arredi della chiesa madre.
 
 
 
 
 
 
 
 
[7] Tra i canti, sempre cantata, la Salve Regina: Alla Madonna Assunta.
[8] Bellissimo il rispetto nella familiarità del vossia, voi, di queste giaculatorie, che comincia con il Binidica: Mi benedica,  consueto saluto sociale di rispetto.
[9]    Questa Salve Regina è attribuita a patri don Turiddru, a don Salvatore Mamo.

 

Franco Cannatella

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.