Giuseppe Benincasa, Memorie di Cefalonia (a cura di F. Licata e M. Liberto)

Associazione Culturale Kassar, Castronovo di Sicilia 2008
Prefazione di Giuseppe Oddo
   “Noi della Divisione Acqui non vogliamo ricompense né chiediamo vendette perché non servono a risuscitare i 9.406 morti, ma, almeno dateci l’onore e ricordate che siamo stati i primi a combattere l’arroganza e l’alterigia dei nazi-tedeschi”.   Si conclude con quest’affermazione l’ultimo lavoro di G. Benincasa, ottantacinquenne castronovese, scampato assieme a pochi altri commilitoni della stessa Divisione, all’eccidio perpretrato dai nazisti a Cefalonia nel settembre 1943.  Una ferita mai rimarginata; una pagina tragica, amara e, per molti versi, ancora oscura di una guerra (il secondo conflitto mondiale) inutile e assurda, che testimonia come la barbarie umana possa essere un pozzo senza fondo.
   Il libro, che a volte assume le cadenze del giallo perché non sai cosa ti riserva la pagina successiva, narra in tono accattivante, affabulatorio e in un linguaggio molto semplice e sciolto, pressoché parlato come si addice a una memoria, la vicenda di un giovane che, insofferente alle imposizioni e ai soprusi, viene chiamato alle armi il 2 febbraio 1942. Assegnato al 18° Fanteria, Divisione Acqui, nel settembre dello stesso anno è imbarcato per Durazzo, trasferito a Zante al 317° Rgt Fanteria Acqui e, quindi, a Cefalonia.



   Il primo anno trascorre amenamente: Benincasa fa parte della Banda musicale del suo Reggimento, il portiere in una squadra di calcio, la mattina suona l’alzabandiera e la sera, dopo l’ammaina bandiera, si esibisce in piazza: “La vita militare suonava come un divertimento”.

   L’8 settembre 1943, a Cassibile, l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati. Per i nostri militari è lo sbando: gli ordini sono contraddittori, equivoci, confusi. Alcuni decidono di arrendersi ai tedeschi, altri di non consegnare le armi o addirittura di combatterli; per tutti è una carneficina: i nazisti non fanno prigionieri, fucilano quanti riescono a catturare o si arrendono e poi tentano di occultare le tracce del misfatto.

   Giuseppe si salva per miracolo. Durante una missione, rimane ferito a un piede dalla bomba lanciata da un aereo germanico; l’indomani è catturato dai tedeschi; si trova assieme ad altri sventurati e va incontro alla morte per fucilazione; mentre è in fila con i suoi compagni, un soldato nemico lo strattona violentemente per strappargli la collanina che porta al collo; cade a terra, sviene per il dolore della precedente ferita e per la rabbia. Sente solo dire “avanti!” e subito dopo inizia il massacro. I soldati italiani gli cadono addosso e così si salva. Ore dopo, raccogliendo le forze, si dirige a casa d’un amico greco e viene aiutato a rimettersi in sesto. Entrerà poi nelle file della resistenza ellenica, tra i partigiani dell’ELAS.

   Nella terra del mito conosce e poi sposa quella che sarà la compagna della sua vita. Il nostos in Italia, settembre 1945,non sarà privo di amare sorprese.

   Al di là dei fatti storici, verificati dai curatori attraverso consultazione di fondi e testimonianze, e delle nefandezze della guerra, voluta e combattuta, come tutte, per tiranni che alla fine si stringono la mano, traspare tutta l’umanità, il senso di fratellanza, di solidarietà, generosità e ospitalità dei Greci nei confronti degli Italiani, che pure erano invasori, e testimoniano come anche in tempi di orrore il cuore umano sappia trovare nel suo fondo valori inossidabili che nessun macellaio potrà mai conculcare.

       Giuseppe Benincasa, memoria storica vivente del paesino sicano, non è nuovo a fatiche letterarie, avendo al suo attivo la pubblicazione di due libri di poesie e uno sui soprannomi  castronovesi.  (eugenio giannone)


L’eccidio di Cefalonica: http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Cefalonia

Eugenio Giannone

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