C’era ’na vota.2

Ediz. Il sole di tutti, Bergamo 2008
Nota di Eugenio Giannone

   Immaginate che una piovosa sera d’inverno vada via, improvvisamente, la corrente elettrica. Non è possibile? Lo è, specialmente nei piccoli centri dell’entroterra siciliano; fortunatamente oggi con scarsissima frequenza, ma una volta, ad ogni starnuto, ad ogni piscio di cane o gallina, alle prime gocce di pioggia… tacte: via la luce!
   In quelle lunghe e gelide notti ci si riuniva attorno al braciere ad ascoltare “li cunti antichi”, con la presenza del vicinato e alla luce fioca d’una candela, d’un lume o qualche “spicchiu” (orciuolo).
   Oggi il braciere, il focolare, è rappresentato dalla Tv, ma senza corrente come si fa? Chiedetelo a Giovanni: ha risolto il problema, per sé, per i nipotini, per chi ha voglia di leggerlo, anche alla chiara luce di un neon.
   Attraverso una lunga serie di documentari in bianco e nero, che la sua fervida penna ci regala, fa emergere una serie di figure e situazioni d’altri tempi, d’un passato ancora prossimo, che si materializzano narrando la storia della comunità ciancianese fatta di mestieranti, di abitudini, di sentimenti genuini, di religiosità e folklore, di motteggi e ingegnosità, degli appuntamenti della vita, volti a favorire un rapporto nuovo e diverso – contemporaneamente antico –  con la natura e un più meditato modo di confrontarsi tra individui per riappropriarci di valori certi, tornare al dialogo tra componenti dello stesso nucleo familiare.
   Proprio per questo dovrebbe andare via la corrente elettrica e impedire che quell’orribile scatola magica, con i suoi reality e la sua spazzatura, infesti le nostre case e le nostre menti, catturando l’attenzione e facendoci dimenticare quanti e quanto ci circondano e vivere in un mondo virtuale che continuamente ci disillude.
   Ritrovare antichi sapori si può. Contro l’anestesia del cervello: dialogo e sensibilizzazione.
   C’era ‘na vota.2 di Giovanni D’Angelo si colloca sulla scia del precedente volume, ripercorrendone lo stile aggraziato e il linguaggio, sempre parlato, fluido, accattivante, che invita alla meditazione e all’ascolto di questo autentico cantastorie.

Giovanni DAngelo

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